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SHORT STORIES















 

PRESENTAZIONE



FREDRIC BROWN [1906-1972]
Scrittore e giornalista statunitense, autore di numerosi racconti Sci-Fi, tra cui il celebre La sentinella, è specializzato in particolare nelle cosiddette "short short stories".
Il racconto brevissimo e sottilmente umoristico qui presentato, La razza dominante, punta tutto sulla sorpresa finale ad effetto shock, che gioca sui clichès di genere. Ciò che questa sfortunata coppia di vampiri trova alla fine della sua fuga nel tempo non rappresenta certo una preda ideale.


LA RAZZA DOMINANTE



Titolo originale: Blood
1963 by Fredric Brown e Arnoldo Mondadori Editore
traduzione Adalberto Chiesa
Urania - 11 agosto 1963 - Avventure sui pianeti

Vron e Dreena, gli unici due sopravvissuti della razza dei vampiri, fuggivano nella loro macchina del tempo, per sottrarsi all'annientamento totale. Si tenevano per mano, consolandosi l'un l'altro del terrore e della fame che provavano.
Nel ventiduesimo secolo l'umanità li aveva scoperti: gli uomini avevano dovuto rendersi conto che i vampiri vivevano veramente nascosti in mezzo a loro, che non si trattava di una leggenda, ma di un fatto incontestabile.
C'era stata una carneficina sistematica che aveva portato allo sterminio di tutti i vampiri, tranne questi due, che lavoravano già da un pezzo alla macchina del tempo e che la finirono appena in tempo per farla partire.
Verso un lontano futuro in cui la stessa parola vampiro fosse sconosciuta e dove potessero vivere indisturbati, insospettati e rigenerare la razza dai loro lombi.
«Ho fame, Vron, una fame terribile»
«Anch'io, povero tesoro. Fra poco ci fermeremo di nuovo.»

Si erano già fermati quattro volte e ogni volta erano sfuggiti di poco alla morte. I vampiri non erano stati dimenticati. L'ultima fermata, mezzo milione di anni avanti, li aveva sbarcati in un mondo abitato da cani: l'uomo era scomparso, e i cani si erano civilizzati, diventando simili all'uomo.
Tuttavia Vron e Dreena erano stati riconosciuti per quello che erano. Riuscirono a mangiare una sola volta grazie al sangue di una cagnetta calda e morbida, ma subito dopo furono costretti a fuggire sulla macchina del tempo e a riprendere il viaggio.
«Grazie per esserti fermato» disse Dreena, e sospirò.
«Non ringraziare me» rispose Vron bruscamente. «Il viaggio è finito. Non abbiamo più combustibile ormai, e non lo troveremo certo qui. A quest'ora tutte le sostanze radioattive si saranno certo trasformate in piombo. Dobbiamo vivere qui... non abbiamo altra scelta.
Uscirono in esplorazione.
«Guarda!» disse Dreena, eccitata, indicando qualcosa che si stava avvicinando. «Una nuova creatura! I cani non ci sono più e qualcos'altro ha preso il loro posto. Sicuramente si sarà persa la memoria di noi vampiri.»
L'essere che si stava avvicinando era telepatico.
«Ho sentito i vostri pensieri» disse una voce nelle loro teste. «Vi state chiedendo se noi conosciamo i vampiri: no, non li conosciamo.» Dreena afferrò il braccio di Vron in estasi. «Libertà» mormorò affamata «e cibo!»
«Vi chiederete anche» disse la voce nelle loro teste «quale sia la nostra origine e come si sia sviluppata la nostra razza. Tutte le forme di vita sono ora vegetali. Io» disse la strana creatura chinandosi verso di loro «appartengo alla razza dominante. Sono, a chiamarmi con la parola usata un tempo, una rapa.»


LA SENTINELLA



Era bagnato fradicio e coperto di fango e aveva fame freddo ed era lontano 50mila anni-luce da casa. Un sole straniero dava una gelida luce azzurra e la gravità doppia di quella cui era abituato, faceva d'ogni movimento un'agonia di fatica. Ma dopo decine di migliaia d'anni, quest'angolo di guerra non era cambiato. Era comodo per quelli dell'aviazione, con le loro astronavi tirate a lucido e le loro superarmi; ma quando si arriva al dunque, tocca ancora al soldato di terra, alla fanteria, prendere la posizione e tenerla, col sangue, palmo a palmo. Come questo fottuto pianeta di una stella mai sentita nominare finché non ce lo avevano mandato. E adesso era suolo sacro perché c'era arrivato anche il nemico. Il nemico, l'unica altra razza intelligente della galassia... crudeli schifosi, ripugnanti mostri. Il primo contatto era avvenuto vicino al centro della galassia, dopo la lenta e difficile colonizzazione di qualche migliaio di pianeti; ed era stata subito guerra; quelli avevano cominciato a sparare senza nemmeno tentare un accordo, una soluzione pacifica. E adesso, pianeta per pianeta, bisognava combattere, coi denti e con le unghie.
Era bagnato fradicio e coperto di fango e aveva fame, freddo e il giorno era livido e spazzato da un vento violento che gli faceva male agli occhi. Ma i nemici tentavano di infiltrarsi e ogni avamposto era vitale. Stava all'erta, il fucile pronto.

Lontano 50mila anni-luce dalla patria, a combattere su un mondo straniero e a chiedersi se ce l'avrebbe mai fatta a riportare a casa la pelle.
E allora vide uno di loro strisciare verso di lui. Prese la mira e fece fuoco. Il nemico emise quel verso strano, agghiacciante, che tutti loro facevano, poi non si mosse più.
Il verso, la vista del cadavere lo fecero rabbrividire. Molti, col passare del tempo, s'erano abituati, non ci facevano più caso; ma lui no. Erano creature troppo schifose, con solo due braccia e due gambe, quella pelle d'un bianco nauseante e senza squame...

(tratto da 'Tutti i racconti (1950-1972), Fredrick Brown, 1992, A. Mondadori Editore)






 
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